lunedì 18 maggio 2015

Ho incontrato un omino selvatico

L'omino selvatico del Monte Barazzone
Era nei boschi del monte Barazzone. Ho fatto appena in tempo a fotografarlo poi è scomparso, più veloce di una lepre. Stava a cavalcioni su un ramo di carpino con le mani alzate.

L'omino selvatico del Monte Barazzone


L’Uomo Selvatico è un essere umano leggendario presente in molte tradizioni popolari è rappresentato come abitante degli immediati confini della comunità, è lontano dalla vista, sull’orizzonte, nella foresta vicina. Egli dorme negli anfratti, sotto grandi alberi, nelle caverne degli animali selvaggi. Specialmente nel mito medievale l’Uomo Selvatico è detto essere coperto di peli, di muschio o licheni o di rami di alberi, nero e deforme. Può essere un gigante o un nano oppure orribilmente sfigurato.
Nell'antichità gli esseri silvestri erano spesso divinizzati e considerati profondi conoscitori dei misteri della natura. Il loro ambiente era il bosco o la foresta. Chiamati in vari modi ma il predecessore assoluto da cui trovarono origine successive varianti e trasformazioni, è il dio Pan. Divinità dei pastori e delle greggi, quasi una sorta di antropomorfizzazione della natura.

Nel Medioevo, simbolo dell’evasione da un sistema sociale chiuso e rigido: era una sorta di distillato delle specifiche ansietà che giacevano al disotto delle tre sicurezze date dalle istituzioni cristiane della vita civilizzata: questi principi si traducevano nella “sicurezza del sesso”, ovvero nell’istituzione della famiglia, nella “sicurezza del sostentamento”, provveduta dalle istituzioni sociali, politiche ed economiche, e la “sicurezza della salvezza”, data dalla religione. Ma in qualunque modo egli è raffigurato, l’Uomo selvatico rappresenta sempre l’immagine dell’uomo uscito dal controllo sociale rivestendo il ruolo dell’opposto, del contrario, che si ribella ad un sistema di regole di una determinata comunità. Una figura ambigua, ne positiva ne negativa in assoluto.

la raffigurazione più famosa in Italia è quella datata al 1462 di Sacco piccolo borgo della Valtellina dove l'"Homo Salvadego" è armato di clava, dalla cui bocca esce a mo' di fumetto la frase: "Ego sonto un homo Salvadego per natura chi me ofende ge fo pagura" (Io sono un uomo selvatico di natura, a chi mi offende faccio paura).





Qui ho orribilmente capitozzato e rimescolato l'articolo tratto dalla tesi di laurea di Giorgio Boroni che vi invito a leggere per intero >QUI<

martedì 21 aprile 2015

lunedì 20 aprile 2015

Non c'era così tanto fango nel Tassobbio



Cavalli, molti cavalli, hanno compattato quel poco fango rimasto.


il verde che c'è ovunque sembra spruzzato con la bomboletta spray come si fa con la neve sull'albero a natale.
Ho semplicemente passeggiato, guardando qua e la, nessuno in giro, fiori tanti, tipo una pulmonaria

una roccia con segni di fondali marini o del rastrello di un ominide in spiaggia tanto tempo fa
e poi quello che rimane di una della tante passerelle portate via e lasciate appena oltre dal torrente come monito



e poi la borsa del pastore che da vicino è sempre trendy e molto romantica



Nella "piana del tempo" mi sono bagnato il sedere seduto sui piscialetti, perchè in un posto del genere è la sua morte, del sedere intendo



ancora pulmonarie, ovunque



e il Tassobbio continua a mangiare, soprattutto in curva.




e poi torno al Mulino di Cortogno e passo dalla frana che ha spazzato via la strada verso Leguigno e che ha quasi chiuso l'alveo del Tassobbio.




Passo tra le case del Mulino e vedo che qualcosa è rimasto ad aspettare, forse dovrei dirgli che non tornerà più




Sono fortunati quelli del mulino che non hanno bisogno di sbozzare l'arenaria, per loro ci ha pensato il Tassobbio.



tutto questo l'ho racconto ad Angela.

venerdì 7 gennaio 2011

Tette in chiesa e voto di scambio

In chiesa a Cortogno, c'è un quadro del '600 che raffigura i cosiddetti "santi guaritori" quelli a cui il popolo, povero e sfruttato, ricorreva prima che arrivasse il Servizio Sanitario Nazionale.  Nella foto partendo da destra abbiamo Sant'Agata con due bei seni dentro ad una coppa, che dovrebbe curare le malattie al seno, vissuta alla fine dell'impero romano e a cui sono state amputate le mammelle, la sua vicina con cui parlotta è Santa Apollonia con pinza e relativo dente ovvia protettrice del mal di denti, anche lei brutalmente martirizzata. Tralasciando il crocifissio e la Maddalena, in fondo sulla sinistra ecco l'ultima protettrice, Santa Lucia, intenta ad osservare Gesù in agonia, con i suoi begli occhietti in una coppa.

Non è cambiato niente, oggi si chiamerebbe voto di scambio.......Quindi, evviva il Servizio Sanitario Nazionale, evviva l'Italia!




lunedì 3 gennaio 2011

Pubblicità progresso dal XII secolo

Duomo di Modena, questo potrebbe sembrare un normalissimo capitello di epoca matildica, in effetti lo è. Ma ha qualcosa di speciale, che lo rendere, come dice Dario Fo, il più efficace manifesto per la pace mai prodotto! Sono due guerrieri che si affrontano in battaglia, seri, determinati, che menano pesanti fendenti. Ma chi spunta a destra e a sinistra alle spalle dei due contendenti....?



Due donne,  anche loro arrabbiate, anche loro determinate che impugnano la ramazza e sferrano scopate ai loro compagni! .

EVVVAIII!!!






da: DARIO FO - Il tempio degli uomini liberi, il duomo di Modena- Franco Cosimo Panini- 2004

domenica 2 gennaio 2011

Perdere monete a Cortogno nel II secolo d.C.

L’altro giorno, dopo 45 anni di pioggia e neve, ho fatto un giretto nel campo arato sopra la fornace per ascoltare cosa avevano da dire le lecosechevengonodalpassato.




Guardavo la terra e tra i tanti  e soliti coccetti spunta anche un dischetto. un dischetto piccolino e tutto consumato. mi sono detto forse una moneta!, una volta, era una moneta.




Per fortuna c’era una giornata limpida, con il sole invernale potente, con la luce radente serale vedo un lettera “S” e una forma che sembra un cazzetto!
Allora mi chiudo in camera e spremo internet.
Il dischetto di metallo che ho raccolto in Campiano, dovrebbe essere... un dupondio di Antonino Pio, imperatore Romano vissuto tra il 138 e il 161 dopo Cristo.




Il dupondio era una monetina in bronzo o in una lega speciale chiamata Oricalco che valeva 2 assi (l’asse era l’unità di misura della monetazione romana). Il sesterzio ne  valeva 4 di assi.
Il cazzettino si è rivelato un fulmine alato - Il fulmine è l’emblema della Divina Provvidenza (e anche di Zeus), Providentiae Deorvm infatti era la scritta che probabilmente doveva contornare il fulmine alato. la sigla SC (senatus consultum) contrassegna l’asse e le altre monete in bronzo che venivano coniate su deliberazione del senato romano.



Poi nel retro doveva esserci il bel testone di Antonino Pio, ora invece c'è un chiazza informe che assomiglia più ad un paramecio.

Ora fatevi avanti esperti numismatici da tutto il mondo per demolire questo mio bel castello!

domenica 26 dicembre 2010

1830 o 2010?



- Devi solo lavorare meglio, con più impegno, per un orario più lungo, con meno benefits, una pensione ridotta, senza assistenza sanitaria e... e forse ritoccherò i prezzi.

da: PETROLIO