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| L'omino selvatico del Monte Barazzone |
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| L'omino selvatico del Monte Barazzone |
L’Uomo Selvatico è un essere umano leggendario presente in molte tradizioni popolari è rappresentato come abitante degli immediati confini della comunità, è lontano dalla vista, sull’orizzonte, nella foresta vicina. Egli dorme negli anfratti, sotto grandi alberi, nelle caverne degli animali selvaggi. Specialmente nel mito medievale l’Uomo Selvatico è detto essere coperto di peli, di muschio o licheni o di rami di alberi, nero e deforme. Può essere un gigante o un nano oppure orribilmente sfigurato.
Nell'antichità gli esseri silvestri erano spesso divinizzati e considerati profondi conoscitori dei misteri della natura. Il loro ambiente era il bosco o la foresta. Chiamati in vari modi ma il predecessore assoluto da cui trovarono origine successive varianti e trasformazioni, è il dio Pan. Divinità dei pastori e delle greggi, quasi una sorta di antropomorfizzazione della natura.
Nel Medioevo, simbolo dell’evasione da un sistema sociale chiuso e rigido: era una sorta di distillato delle specifiche ansietà che giacevano al disotto delle tre sicurezze date dalle istituzioni cristiane della vita civilizzata: questi principi si traducevano nella “sicurezza del sesso”, ovvero nell’istituzione della famiglia, nella “sicurezza del sostentamento”, provveduta dalle istituzioni sociali, politiche ed economiche, e la “sicurezza della salvezza”, data dalla religione. Ma in qualunque modo egli è raffigurato, l’Uomo selvatico rappresenta sempre l’immagine dell’uomo uscito dal controllo sociale rivestendo il ruolo dell’opposto, del contrario, che si ribella ad un sistema di regole di una determinata comunità. Una figura ambigua, ne positiva ne negativa in assoluto.
la raffigurazione più famosa in Italia è quella datata al 1462 di Sacco piccolo borgo della Valtellina dove l'"Homo Salvadego" è armato di clava, dalla cui bocca esce a mo' di fumetto la frase: "Ego sonto un homo Salvadego per natura chi me ofende ge fo pagura" (Io sono un uomo selvatico di natura, a chi mi offende faccio paura).


Qui ho orribilmente capitozzato e rimescolato l'articolo tratto dalla tesi di laurea di Giorgio Boroni che vi invito a leggere per intero >QUI<



























